Genocidio armeno, 96 anni fa. Si incrina il silenzio anche in Turchia

hrant dink yerevan 0004

Image by onewmphoto via Flickr

 Marco Tosatt

Il 24 aprile del 1915 a Costantinopoli cominciava il genocidio armeno. Parlamentari, giornalisti e altri esponenti della comunità armena venivano arrestati o uccisi. Il “triumvirato” – Talaat, Djemal e Enver – si preparava a mettere in atto quello che sarebbe stato il primo genocidio del secolo, il modello esemplare degli altri genocidi che si sarebbero succeduti in forme diverse nel corso del sanguinoso XX secolo.

Il 24 aprile del 1915 a Costantinopoli cominciava il genocidio armeno. Parlamentari, giornalisti e altri esponenti della comunità armena venivano arrestati o uccisi. Il “triumvirato” – Talaat, Djemal e Enver – si preparava a mettere in atto quello che sarebbe stato il primo genocidio del secolo, il modello esemplare degli altri genocidi che si sarebbero succeduti in forme diverse nel corso del sanguinoso XX secolo. Il governo turco da sempre e ancora oggi conduce una politica negazionista totale. Ma da anni storici e uomini di pensiero turchi hanno riconosciuto che sterminio è stato, e che si può parlare di genocidio.
Fra l’altro, il termine stesso genocidio è stato coniato dallo studioso polacco Lemkin proprio in riferimento a questo evento storico.
Da due anni a questa parte però, a dispetto della violenta repressione su questo tema (chi parla di genocidio può essere perseguito penalmente in Turchia; o perdere la vita, come è accaduto a Hrant Dink) in alcune città turche si svolgono cerimonie per ricordare, come scrivono prudentemente i giornali turchi, “gli armeni che hanno perso le loro vite nel ‘dislocamento’ che ebbe luogo nel 1915, nei giorni finali dell’Impero ottomano”.
Le cerimonie di quest’anno si svolgeranno a Istanbul, a piazza Takis,, a Ankara, Izimir, Dyarbakir e Bodrum. Le vittime saranno ricordate in silenzio, con garofani candele. Durante le cerimonie suonerà il ‘duduk’ uno strumento musicale armeno, mentre saranno letti i nomi delle vittime. Le cerimonie sono organizzate da “Say Stop to Racism and Nationalism” (Dur de!).
Uno degli organizzatori ha dichiarato che ciò che accade nel 1915 è “una ferita che tutti condividiamo. Dobbiamo confrontarci con la realtà che ci è stata nascosta per un secolo dall’ideologia ufficiale”. E che continua a essere nascosta dal governo, si può aggiungere. Molti armeni l’anno scorso hanno partecipato alle cerimonie, con la Bibbia in mano, pregando e piangendo per i loro cari. Lo scrittore turco Kemal Yalcin, in un discorso rivolto ai partecipanti, armeni, assiri e turchi, ha detto che ci sarebbero oggi “quindici milioni di turchi non musulmani, se non ci fosse stato il genocidio”.
La notizia viene dal sito Atilim. “La storia non perdonerà mai i crimini contro l’umanità. Che il nostro dolore divenga la base per la pace e la giustizia. Come scrittore turco chiedo scusa agli armeni e agli assiri. Mi auguro che il ponte Silk, al confine fra Armenia Turchia, il ponte storico di Ani, sia rinnovato e diventi il simbolo della fratellanza fra le nazioni armena e turca”. Lo scrittore Kemal Yalcin, che risiede in Germania, ha scritto un libro sui sopravvissuti del Genocidio armeno, che sono stati obbligati a definirsi curdi.

fonte >> per saperne di più >>

Anuncios

Responder

Introduce tus datos o haz clic en un icono para iniciar sesión:

Logo de WordPress.com

Estás comentando usando tu cuenta de WordPress.com. Cerrar sesión / Cambiar )

Imagen de Twitter

Estás comentando usando tu cuenta de Twitter. Cerrar sesión / Cambiar )

Foto de Facebook

Estás comentando usando tu cuenta de Facebook. Cerrar sesión / Cambiar )

Google+ photo

Estás comentando usando tu cuenta de Google+. Cerrar sesión / Cambiar )

Conectando a %s